14.6.13

Tara in Norvegia

Da qualche ora si sente già il profumo della terra. Un gran daffare a bordo, tutti gli orologi regolati sull’ora norvegese, aumenta il numero di barche attorno a noi, e da ieri sera si avvistano all’orizzonte le prime cime innevate. Dopo varie ore di navigazione, Tara è arrivata venerdì a mezzogiorno a Tromsø, nel nord della Norvegia.

Tara a Tromsø. Y.Chavance/Tara Expéditions

Sotto il sole radioso di questa fine mattinata, Tara penetra finalmente nei fiordi norvegesi. Da una parte e dall’altra della goletta, alcune colline verdeggianti si immergono nel mare, lasciando intravedere in lontananza le alte cime innevate.  Dopo alcune ore, il braccio di mare si restringe consentendoci di vedere le prime case di legno, che appena contrastano con il loro aspetto grandioso. Attorno a un piccolo isolotto, il leggendario Hurtigruten, il famoso servizio di traghetti costiero norvegese, ci doppia. Non importa, siamo tutti sul ponte per vivere le nostre prime ore norvegesi al nostro ritmo. Presto saremo a Tromsø.

Dopo il nostro breve passaggio alle isole Faroe, due settimane fa, questa sosta norvegese rappresenta il primo vero e proprio scalo della nostra spedizione. Un’intera settimana attraccati in porto, il tempo di recuperare dell’altro materiale, e soprattutto di effettuare il cambio dell’equipaggio. Durante questa settimana, a undici persone, fra marinai e scienziati, verrà dato il cambio, sostanzialmente a quasi tutto l’equipaggio. Uno scalo importante da un punto di vista logistico, quindi, ma anche di grande portata simbolica. Tromsø, per statuto e storia, è una tappa obbligatoria in una simile spedizione verso l’Artico.

La città conobbe il suo massimo splendore nel periodo d'oro dell'esplorazione polare. Tromsø era allora una vera e propria porta verso l'Artico, mitico punto di partenza per tutti gli esploratori leggendari come Amundsen e altri, le cui gesta sono raccontate nel grande museo polare della città. Oggi, Tromsø detiene ancora un posto centrale nella regione artica, da un punto di vista scientifico. L'università, una delle più a nord del mondo, riceve migliaia di ricercatori e studenti interessati nelle regioni polari. Inoltre ha sede qui l'Istituto polare norvegese. L'Istituto norvegese funge da autorità per tutte le questioni relative alla ricerca scientifica nell’Artico: la biodiversità degli ecosistemi marini, il cambiamento climatico, l'oceanografia e così via.

Da un punto di vista politico, infine, Tromsø ospita anche un ufficio permanente dell’Arctic Council. Questa organizzazione intergovernativa che raggruppa tutti gli stati che si affacciano sul Mar Glaciale Artico è un esponente di primo piano per lo sviluppo, la tutela delle popolazioni indigene, la salvaguardia dell'ambiente e la politica di gestione nella regione. Con una tale importanza per l'Artico, era inevitabile che questa città di 65.000 abitanti a 300 chilometri dal Circolo Polare Artico diventasse una tappa fondamentale della nostra spedizione.
Yann Chavance

13.6.13

Gli strumenti di Tara: il CPR

A bordo della goletta, tra la marea di dispositivi elettronici, microprocessori e circuiti stampati, il CPR (Continuous Plankton Recorder) sembra un oggetto di un'altra epoca. Una struttura in metallo, dei rotoli di seta, un’elica e degli ingranaggi, questo semplice meccanismo è rimasto praticamente invariato da quasi un secolo, sempre con la stessa efficacia.

Dal 1930, centinaia di traghetti, cargo e altre navi si sono già trascinati dietro nella loro scia questa grande scatola di metallo di quasi 100 chili. Una ragione di questo successo è probabilmente la facilità d'utilizzo del CPR: basta mettere in acqua questa robusta scatola attaccandola all’estremità di un cavo, a pochi metri di profondità, e recuperarla a bordo pochi giorni dopo, piena zeppa di organismi planctonici. Il principio di questo apparecchio non è molto complicato. Un piccolo foro nel guscio esterno consente all’acqua di mare di entrare per poi passare tra due rotoli di seta. L'acqua viene così filtrata, intrappolando il plancton tra due sottili strisce di seta. Il tutto è infine raccolto nella formalina sul retro. Basta poi  cambiare i rulli di seta, una volta srotolati per riprodurre l’operazione.

J.Collet/TaraExpéditons

Per far funzionare questo meccanismo, non occorre nessun motore o chip elettronico. Il flusso dell'acqua generato dalla velocità della barca aziona una piccola elica che fa ruotare in modo continuo i rotoli di seta attraverso un abile gioco di ingranaggi. Questa semplicità tuttavia ha qualche  svantaggio  in quanto rallenta una nave come Tara, poco veloce. Ma questo è il prezzo da pagare per raccogliere in modo continuativo un gran numero di dati completamente nuovi. Perché se molte navi hanno usato questo sistema in passato, nessun CPR era mai stato utilizzato nel Mar Glaciale Artico. La nostra spedizione intorno al Polo Nord è quindi un'occasione unica per completare i dati globali già raccolti in tutto il mondo.

A bordo di Tara, tre CPR sono stati incorporati per i sette mesi della spedizione. Dopo ogni stazione, un CPR viene messo in acqua, fino alla sosta successiva. Gli organismi intrappolati nella formalina saranno poi inviati alla Sir Alister Hardy Foundation per Ocean Science (SAHFOS), la fondazione che analizza i dati dei CPR in tutto il mondo. I risultati saranno messi a disposizione della comunità scientifica, tra cui i laboratori coinvolti nel progetto Tara Oceans Polar Circle, e andranno a integrare la ricchezza di dati forniti da altri strumenti di misurazione a bordo di Tara.

Yann Chavance

10.6.13

Nelle acque dell'Artico



Y.Chavance/Tara Expéditions
La terza lunga sosta per effettuare campionamenti, e il cui termine è previsto per lunedì, offre agli scienziati una buona visione d'insieme delle condizioni che li attendono per il resto della spedizione. Proseguendo la nostra rotta verso nord, dopo le Isole Faroe, le temperature sono inevitabilmente scese sotto lo zero.

Dopo il mal tempo incontrato poco dopo la partenza da Lorient, le condizioni metereologiche sono rimaste ottimali con temperature relativamente elevate per queste latitudini, mare piatto, cielo azzurro appena offuscato da un paio di giorni di nebbia, insomma, un momento perfetto per lavorare sul ponte posteriore di Tara. Dopo la lunga sosta della settimana scorsa, gli scienziati a bordo hanno approfittato del meteo favorevole per effettuare una sosta quotidiana breve. Ogni giorno, la goletta si fermava qualche ora per raccogliere quante più informazioni sulla massa d’acqua sottostante: temperatura, salinità o presenza di nutrienti in superficie. Per una settimana, i vari sensori della spedizione hanno permesso di analizzare il più finemente possibile le diverse masse d'acqua attraversate.

Domenica è partita la terza lunga sosta di questo inizio spedizione che segna la ripresa dei prelievi di campioni di plancton; stavolta però in condizioni molto più difficili per i sei scienziati al lavoro sul ponte posteriore. A 76° di latitudine nord, le temperature si aggirano intorno agli zero gradi, e non manca l'arrivo di qualche fiocco di neve che si posa sulla rosetta. La temperatura dell'acqua non è molto più alta. In queste condizioni, gli strati di abbigliamento aumentano per coloro che si alternano sul ponte, e non mancano cappelli e guanti. Periodicamente appare in cucina uno degli scienziati completamente congelato che viene a riscaldarsi con una bevanda calda, prima di tornare di nuovo a immergere la rosetta o la rete in acqua…

Questa terza sosta segna anche il vero ingresso della spedizione nelle acque artiche. Dopo una prima tappa alle Isole Faroe nell'Oceano Atlantico, una seconda la settimana scorsa nelle calde acque della corrente dell’Atlantico settentrionale, con questa terza sosta abbiamo finalmente lasciato questa corrente per andare a incontrare le fredde acque del Mar Glaciale Artico. Alla fine, le prime tre stazioni di campionamento, collegate tra loro da brevi soste quotidiane, hanno permesso di studiare qualsiasi variabilità offerta da questa regione, tra le acque calde del Golfo e quelle fredde del Polo. Per gran parte dell’equipaggio, da poco sostituito a Tromsø, in Norvegia, gli ultimi giorni di lavoro a bordo hanno il sapore della soddisfazione: missione compiuta per questa prima tappa.

Yann Chavance

7.6.13

Sotto il sole di mezzanotte

Nonostante la foschia che da qualche giorno lo tiene nascosto, il sole non tramonta più sul ponte di Tara, limitandosi a scendere timidamente verso l'orizzonte prima di tornare di nuovo in cielo. Questo giorno perpetuo, anche detto giorno polare o sole di mezzanotte, è dovuto ai complessi movimenti della terra intorno al sole.
 
Y.Chavance/TaraExpédition

Per comprendere il fenomeno, immaginate una lampadina fissata al suolo, che fa le veci del sole. Ora prendete una trottola tonda, attraversata da un’asticella di metallo dall’alto (Polo Nord) verso il basso (Polo Sud). La trottola, ossia la Terra, gira intorno alla lampadina descrivendo un cerchio quasi perfetto. Ci impiegherà 365 giorni per completare il giro attorno al suo sole, girando su se stessa ogni 24 ore. In ogni momento, metà della trottola riceverà quindi la luce, mentre l'altra metà rimarrà al buio.

La durata del giorno è dovuta a un altro fattore. L’asticella di metallo, corrispondente all’asse di rotazione, non è perfettamente perpendicolare al terreno. In altre parole, la vostra trottola è leggermente inclinata con un angolo di circa venti gradi. A un certo punto della rotazione intorno alla lampadina (solstizio d'estate), la parte superiore della trottola sarà rivolta verso la luce: è estate per l'emisfero nord, le giornate si allungano. Sei mesi più tardi, durante il solstizio d'inverno, sarà la parte inferiore a essere rivolta verso il sole: d’inverno infatti si accorciano le giornate nell'emisfero settentrionale, ed è estate a sud dell’equatore.

Infine, durante il solstizio d'estate, quando l’emisfero settentrionale è rivolto verso la luce, date un’occhiata alla zona intorno all’asticella di metallo che fuoriesce dalla parte superiore della vostra trottola (Polo Nord). A causa del suo asse di rotazione leggermente inclinato, vediamo che questa zona è costantemente esposta alla luce, anche quando la parte superiore della trottola gira su se stessa: si tratta del giorno polare, il polo non potrà mai essere al buio. Allo stesso tempo, l'area intorno all'asticella di metallo della parte inferiore della trottola (Polo Sud) è costantemente immersa nella notte polare.

Ai due poli, il giorno polare dura sei mesi, mentre la notte si prolunga per gli altri sei mesi dell'anno. Più ci allontaniamo da queste latitudini estreme, meno il fenomeno dura nel tempo. Per definizione, il Circolo Polare Artico è la latitudine più bassa dove il sole non tramonta per almeno 24 ore nel giorno del solstizio d'estate e non sorge il giorno del solstizio d'inverno. Nell'altro caso estremo, all'equatore, la durata del giorno è la stessa durante tutto l'anno. Per Tara che trascorrerà la maggior parte della spedizione oltre il Circolo Polare Artico, il giorno polare scaccerà la notte per molte settimane.

Gli strumenti di Tara: l’UVP

Per continuare la serie dedicata agli strumenti presenti a bordo di questa spedizione ci soffermeremo nuovamente sulla rosetta e spiegheremo in dettaglio un dispositivo di imaging: l’UVP (Underwater Vision Profiler).




Tra le bottiglie di campionamento della rosetta c’è un intruso, un bizzarro strumento: un lungo cilindro di metallo verticale che sovrasta due cilindri orizzontali. Se la scritta "UVP" presente sul dispositivo non dice nulla al neofita, per gli specialisti, l’acronimo evoca un potente sistema di imaging integrato in grado di contare e misurare tutte le particelle superiori a 100 micron, ovvero un decimo di millimetro. Tra queste particelle, c’è anche il piccolo zooplancton, il famoso plancton "animale", anche detto "neve marina".

Il nome risale al 1960, quando i primi sottomarini che guardarono la superficie marina videro una moltitudine di particelle scendere come neve verso il fondo. Queste particelle in realtà sono pezzetti di materia organica: carapaci di zooplancton, frammenti di fitoplancton morto e altri rifiuti organici di ogni tipo. Questa neve marina è particolarmente importante per il clima del nostro pianeta, infatti tutte queste particelle contengono carbonio che potrebbe sedimentare sul fondo dell'oceano e diventare petrolio. Una vera trappola al carbonio, che imprigiona sul fondo gran parte del carbonio atmosferico.

Per studiare la quantità di particelle, la loro distribuzione e dimensione, ma anche la velocità con cui scendono verso il fondo marino, è quindi necessario uno strumento fatto su misura. Per molto tempo, le cosiddette "trappole di sedimenti", specie di raccoglitori di particelle collocati sotto la superficie, erano gli unici strumenti in grado di quantificare questa neve marina. Nel 1989, il laboratorio di oceanografia di Villefranche-sur-mer si occupò del problema e creò un primo prototipo di UVP. Una ventina di anni più tardi, lo strumento si rivelò un successo, e dal 2010 viene commercializzato. Durante la spedizione Tara Oceans, la goletta poteva vantare di avere a bordo il primo prototipo di UVP.


Ma cosa si nasconde dietro a questo strumento innovativo?
L’UVP è composto da una telecamera "intelligente" collegata a un computer in grado di contare e misurare tutte le particelle che vi passano davanti. Se sono presenti particelle di grandi dimensioni superiori a 0,5 mm, l’UVP memorizza le immagini interessanti per analizzarle in seguito. Per visualizzare le particelle che passano davanti all’obiettivo, i due cilindri orizzontali proiettano un sottile fascio di luce: solo le particelle che passano attraverso la luce di due centimetri di spessore saranno visibili alla telecamera. Inoltre è possibile collegare all’UVP molti altri sensori per rilevare altri parametri quali la profondità.

Durante tutto il tempo in cui la rosetta scende sott’acqua, l’UVP scatta in media diecimila immagini, fino a dieci foto al secondo. Gli scienziati raccolgono moltissimi dati sulla quantità di particelle incontrate, la loro dimensione e profondità. Ciascun tipo di particella può quindi essere associato a una velocità di movimento verso il basso, fornendo informazioni preziose sul carbonio nel fondo dell’oceano. Ma gli ingegneri che hanno ideato l’UVP non intendono fermarsi qui. Il loro prossimo obiettivo è migliorare questa telecamera intelligente affinché sia in grado di individuare in tempo reale le particelle incontrate.

Yann Chavance

3.6.13

Tara passa il Circolo Polare Artico

Domenica 2 Giugno 2013 alle 23:07 e 41 secondi esatti, secondo i dati del GPS a bordo, Tara ha superato un traguardo simbolico di questa spedizione intorno al Polo Nord: la traversata del Circolo Polare Artico. Una frontiera invisibile degnamente festeggiata.

Y.Chavance/Tara Expéditions
Da qualche giorno i pronostici sulla data e l'ora di questo famoso passaggio si facevano più certi. Giorno dopo giorno, il computer di bordo dava previsioni sempre più accurate: il passaggio del Circolo Polare Artico avverrà domenica sera. Per via di una lunga fermata prevista per la mattina successiva, molti sono tornati in cabina a malincuore, ma qualche coraggioso ha voluto festeggiare questo momento. Alle 23, ora a bordo, siamo otto i "taranauti" che ci siamo raccolti in timoneria, gli occhi incollati allo schermo del GPS. Fuori, un sole timido riluttante a tramontare. Restano all'orizzonte poche ore, non abbastanza per immergere il ponte nell’oscurità.

Poco prima si era acceso un dibattito a proposito dell'esatta latitudine del Circolo Polare Artico: 66°33 o 66°34? Ognuno si è tuffato nei libri e nelle carte a bordo alla ricerca delle migliori argomentazioni. Abbiamo finalmente deciso di fermarci a 66°33 Nord. Anche se nessuna linea appare magicamente all'orizzonte, tuttavia questa latitudine corrisponde a un confine che non è affatto arbitrario: è la zona in cui il sole non tramonta mai almeno un giorno all’anno, durante il solstizio d'estate. Il numero di giorni polari quindi aumenta gradualmente andando sempre più nord.

Infine, il GPS visualizza la latitudine fatidica: 66°33 Nord. Sul ponte, il piccolo gruppo immortala l’istante su un cartello creato per l'occasione con le proprie mani. C’è da dire che attraversare questa linea invisibile, come quella dell'equatore, è sempre un traguardo simbolico per un’imbarcazione. Ma la dimensione simbolica è ancora più sentita in una spedizione come la nostra intorno all'Artico. Riattraverseremo questo confine solo fra cinque mesi, quando ci lasceremo alle spalle la Groenlandia per arrivare in Québec. Ma allora il passaggio sarà da nord a sud, e segnerà la fine del nostro periplo tra i ghiacci.

Yann Chavance

30.5.13

PRIMA TAPPA PER TARA

Una decina di giorni dopo la partenza da Lorient, Tara ha raggiunto la sua prima tappa giovedì mattina: le Isole Faroe*. Un breve interludio tra fiordi, uccelli marini e greggi di pecore prima di riprendere il largo verso altre stazioni di campionamento, ancora più a nord.

L.Bittner/Tara Expéditions
Dopo la prima lunga stazione dello scorso fine settimana, la situazione è un po’ precipitata. Una forte depressione è avanzata verso di noi, l'equipaggio è dovuto andar via senza indugio. Poche ore dopo la fine della stazione, i venti cominciavano a gonfiarsi. Per 48 ore, tra le onde che formano creste da quattro a cinque metri di altezza e raffiche di vento a 45 nodi, non era il caso di mettersi a fare ricerche scientifiche sul ponte. Tuttavia, non tutto il male viene per nuocere: Tara ha gonfiato le vele. Molto rapidamente, la goletta è stata in grado di lasciare la zona di depressione e, soprattutto, guadagnare un giorno di anticipo sul programma! Alla fine, vediamo apparire all'orizzonte le Isole Faroe un giorno prima. Il che significa passare un po' di tempo a Torshavn, la capitale di questo piccolo arcipelago perduto tra l'Irlanda e l'Islanda.

E così, dalle sei di stamani, l'equipaggio si è precipitato sul ponte per ammirare le alte falesie dell’arcipelago. Già ieri sera, il profilo delle isole spiccava dolorosamente all'orizzonte. Mentre il bel tempo ci aveva inondato di sole durante tutta la giornata, una coltre di nebbia era scesa su di noi, in pochi minuti, quasi a voler annunciare l’avvicinamento a queste terre aspre. Anche se le nebbie si sono dissipate all'alba, le nere falesie, l'assenza di alberi, la bassa vegetazione che copre tutto il loro manto marrone, tutto qui dà l'immagine di una terra cruda, dura. Alcune note di Vivaldi che uscivano dagli altoparlanti della timoneria rafforzavano questa impressione. Avvicinandoci alla piccola capitale, le falesie si fanno meno scoscese e le case dipinte di rosso, giallo o verde rinviano un’immagine più dolce di questo territorio in cui possiamo addentrarci per quasi due giorni.

Questa parentesi faroese è davvero breve, nonostante l'anticipo sul programma. Appena il tempo di prendere un assaggio della cultura faroese, fare passeggiate tra gli uccelli marini, dire addio a Lucy Bitner, lasciando il suo posto qui per Agnes Rougier, giornalista di RFI, e sarà già ora di partire. Domani sera salperemo di nuovo per riprendere la missione scientifica della spedizione, con due stazioni lunghe già pianificate prima della nostra prossima tappa, Tromsø, nella Norvegia settentrionale. Durante queste due settimane in mare, Tara oltrepasserà un traguardo simbolico per questa spedizione: il Circolo Polare Artico.

Yann Chavance


* Le Isole Faroe (o Fær Øer) sono un arcipelago situato tra il Mar di Norvegia e l'Oceano Atlantico, a metà strada tra la Scozia e l'Islanda. Esse formano un paese facente parte del Regno di Danimarca, insieme a Danimarca e Groenlandia, che copre 1.400 km2 e una popolazione di quasi 50.000 abitanti nel 2010.

GLI STRUMENTI DI TARA : la rosetta


Per gli scienziati, Tara Oceans Polar Circle rappresenta soprattutto un'occasione per completare il lavoro realizzato tra il 2009 e il 2012 durante la spedizione Tara Oceans. Per raccogliere il plancton e studiare l’ambiente in cui vive, Tara intraprende questa nuova spedizione con un ricco armamentario di strumenti. Inauguriamo questa nuova serie dedicata ai vari sensori e dispositivi di imaging e di campionamento presenti a bordo con la rosetta, uno dei fiori all’occhiello di Tara.

J.Girardot/Tara Expéditions

La rosetta di Tara è una gabbia in alluminio di 250 chili contenente dieci bottiglie di campionamento e una serie di sensori. Un assemblaggio che è stato appositamente progettato per soddisfare alcuni vincoli richiesti dal team di Tara. Vincoli tecnici, tra cui le dimensioni per consentire una messa in acqua in tutta sicurezza, ma anche vincoli scientifici, per soddisfare al meglio le esigenze del programma di ricerca. Dopo un primo utilizzo nell'autunno del 2009, poco dopo il lancio di Tara Oceans, la rosetta aveva già superato le 600 immersioni all'inizio di questa nuova spedizione nell'Artico.

Ma, concretamente, qual è il ruolo di questo curioso assemblaggio? La rosetta di Tara è principalmente uno strumento di campionamento, comprendente dieci bottiglie la cui chiusura è controllata a una data profondità. Immersa sott’acqua, fissata all’estremità di un cavo d'acciaio, la rosetta può così prelevare campioni d’acqua di mare ricca di migliaia di micro-organismi, a dieci diverse profondità nel corso di una singola immersione. Per recuperare grandi quantità di acqua, gli scienziati possono anche decidere di chiudere le dieci bottiglie alla stessa profondità, raccogliendo in una sola volta circa 96 litri di acqua di mare. Una volta risalita e depositata sul ponte posteriore, la rosetta è pronta per rilasciare i suoi preziosi campioni: il contenuto di ogni bottiglia viene conservato così com'è, oppure viene pompato attraverso un filtro che raccoglierà i microrganismi. Questa "pesca" di plancton potrà quindi essere studiata a terra.

Ma la rosetta di Tara non si limita al solo ruolo di campionamento. Studiare nuovi organismi non ha senso se non si tenta di collegare ogni specie al suo ambiente. I batteri prelevati vivono in ambienti ricchi di ossigeno? E questo piccolo crostaceo raccolto preferisce le zone più fredde? Per rispondere a queste domande e realizzare una vera e propria "carta d'identità" della massa d'acqua campionata, la rosetta è dotata di numerosi sensori che continuamente durante l'immersione rilevano parametri ottici, fisici e chimici diversi quali la salinità, la temperatura, il tasso di ossigeno o la fluorescenza. Infine, un sensore di immagini consente di visualizzare direttamente le particelle e gli organismi durante l’immersione, di quantificarne la presenza, o anche solo di identificarli. Questa è l'originalità della rosetta: la compresenza, in un unico strumento di ricerca, di strumenti adibiti alla raccolta di campioni e alla misurazione dei parametri ambientali e di imaging, in grado di arrivare fino a mille metri di profondità. Se la rosetta di Tara è da considerarsi uno strumento perfetto per lo studio del plancton, a bordo sono presenti molti altri strumenti che vanno a integrare l’analisi della ricchezza di dati che ogni immersione rivela.

Yann Chavance



Ingegnere presso il Laboratorio di Oceanologia di Villefranche-sur-Mer (CNRS / UPMC), Marc Picheral ha coordinato l'installazione della rosetta a bordo e ne segue il funzionamento.

28.5.13

Le tappe della spedizione Tara Oceans Polar Circle



- Tromsö (Norvegia), 13-21 giugno
- Murmansk (Russia) 24-29 giugno
- Dudinka (Russia) 26 luglio-1 agosto
- Franz Joseph (Russia) 07-09 agosto
- Pevek (Russia) 30 agosto - 03 settembre
- Tuktoyaktuk (Canada) 18-21 settembre
- Resolute (Canada), 01-05 ottobre
- Ilulissat (Canada), 15-20 ottobre
- Québec (Canada) 10-16 novembre
- Saint-Pierre e Miquelon 20-24 novembre
- Ritorno a Lorient 6 dicembre

16.5.13

QUALE MATERIALE SCIENTIFICO SARÀ PRESENTE A BORDO PER LA PROSSIMA SPEDIZIONE?


Rosette CTD. V.Hilaire/Tara Expeditions



Quale materiale scientifico sarà presente a bordo per la prossima spedizione?
Incontro con Marc Picheral e Celine Dimier, ingegneri scientifici.

Ingegnere al Laboratorio di Oceanologia di Villefranche-sur-Mer, Marc Picheral coordina l'installazione di una parte del materiale scientifico a bordo di Tara, in particolare tutto ciò che riguarda il "Dry Lab" (laboratorio secco). Ingegnere presso la stazione biologica di Roscoff, Céline Dimier, gestisce il cosiddetto “Web Lab” (laboratorio umido). Abbiamo rivolto loro alcune domande sul materiale presente a bordo per la spedizione "Tara Oceans Polar Circle".



Il materiale sarà presto a bordo di Tara. Oltre a quello che era già presente durante la spedizione Tara Oceans, cosa ci sarà in più?

Marc Picheral: In primo luogo, per quanto riguarda gli strumenti che saranno sul ponte, abbiamo apportato delle modifiche alla Rosetta – un dispositivo che va sott’acqua per prelevare campioni ed eseguire alcune misurazioni oceanografiche. Abbiamo aggiunto un sensore che ci permette di misurare la luce presente sott'acqua, un fattore importante per la fotosintesi. Abbiamo anche aggiunto un sensore (AQUAscat) che ci consente di calcolare, in un volume leggermente più importante dei sistemi ottici, i piccoli oggetti sospesi in acqua come il plancton o alcune particelle.

Céline Dimier: Nel mio caso, vale a dire nel Wet Lab situato all'esterno, il materiale è essenzialmente lo stesso e consiste principalmente di pompe di dimensioni e tipi diversi (pompa ad aria, ad acqua, peristaltica, ecc.) e di unità di filtraggio di tutti i tipi (25 mm, 47 mm, 142 mm, treppiedi, rampa di filtraggio, ecc.). Con Steffi Kandels-Lewis (ingegnere addetto alla logistica) dobbiamo anche calcolare, sulla base del piano di campionamento, la quantità di tubi, flaconi, filtri, scatole, ecc. necessaria per i 6 mesi di missione. E poi dobbiamo calcolare il volume richiesto per memorizzare questi campioni in funzione della loro temperatura di conservazione: RT (temperatura ambiente), 4°C (frigorifero), -20°C (freezer), -196°C (azoto liquido). Tutte le apparecchiature servono a raccogliere campioni di batteri, virus, protisti, sia per l'analisi genomica sia per quella microscopica.

Verranno aggiunti altri strumenti a questa lista?

Marc Picheral: Utilizzeremo uno strumento che ci consentirà di registrare il plancton nel tratto di mare da Murmansk a St. Pierre e Miquelon. Si tratta di uno strumento utilizzato da decenni, soprattutto nel Nord Atlantico, e che viene trainato da navi commerciali che prelevano plancton su rotoli di seta, in modo continuo. Si tratta davvero di una novità per Tara.

Inoltre, abbiamo un sensore ottico che ci consente di fare un’analisi dettagliata dell’illuminazione solare e che sarà sostituito dal COPS (Compact-Optical Profiling System),  un sensore in qualche modo simile ma che può scendere fino a 100-150 metri sott’acqua. Questo ci permetterà di analizzare in dettaglio l'illuminazione verso il basso e viceversa.

Avete apportato dei cambiamenti anche al Dry Lab all'interno della barca?

Marc Picheral: Sì, aggiungeremo alcuni sensori di luce funzionanti 24 ore su 24, che saranno collegati ai dispositivi del Dry Lab e alla stiva a prua.

Ci saranno due sensori CDOM (Colored Dissolved Organic Material) sempre attivi, di cui uno che permette di dosare con più precisione il CDOM prelevato dalle bottigliette della Rosetta e di prelevare campioni in profondità.

Avremo nuovi sensori che saranno collocati nella stiva a prua, ma controllati dal Dry Lab. L’ALFA (Aquatic Laser Fluorescence Analyser), un sensore ottico, e il FlowCytoBot, un sensore di imaging che consente di identificare i microrganismi. E anche un altro tipo di sensore, il SeaFet, un sensore di pH molto utile in quanto sappiamo che il pH varia con il cambiamento climatico.

Cosa contate di fare per proteggere l'attrezzatura dal freddo?

Céline Dimier: Dobbiamo adattare la barca alle condizioni polari. Ciò comporta dotare il laboratorio di un sistema di riscaldamento, mettere al riparo le tubazioni per evitare il congelamento dell'acqua. Si deve inoltre verificare che i contenitori siano resistenti al freddo (non sempre è possibile e dipende dalla plastica utilizzata). Il dispositivo ad acqua ultra pura sarà dotato di una cartuccia che opera anche con acqua molto fredda (5°C). Dobbiamo inoltre garantire che i prodotti chimici utilizzati siano in grado di sopportare temperature molto basse e che non si verifichino casi di polimerizzazione.

Marc Picheral: Alcuni sensori resistono molto bene al freddo, altri non tollerano il congelamento. E così li riscaldiamo: mettiamo dei teloni, delle termocoperte, dei sistemi ad acqua calda per riscaldare i sensori quando sono fuori dall'acqua.

A ogni modo, il problema non è tanto il freddo, ma la condensazione. Si può avere dell'acqua in superficie nella regione artica a -2°C e passare subito ad ambienti con 20°C e in quel caso si ha condensazione e con gli strumenti ottici è un problema perché non si riesce più a vedere nulla. Li disporremmo a prua anziché tenerli dentro. Questo è il problema maggiore.

Intervista a cura di Anne Recoules


3.5.13

IL TOUR DELL’ARTICO È PARTITO!

Più di un anno dopo la fine di Tara Oceans, la spedizione precedente, Tara ha finalmente preso di nuovo il largo. Domenica 19 maggio, nel pomeriggio, la goletta ha salpato le ancore da Lorient per iniziare una spedizione intorno all'Artico di quasi sette mesi. È il calcio d'inizio di Tara Oceans Polar Circle.

Tutti i marinai e gli scienziati a bordo hanno atteso questo momento per settimane, persino mesi. Alle 15, davanti a una folla di curiosi e amici provenienti da tutta la Francia, Tara ha lasciato il porto di Lorient. La barca ritornerà al porto d’origine a dicembre. Nel frattempo, Tara e il suo equipaggio avranno percorso 25 mila chilometri intorno al Polo Nord, costeggiando prima le coste russe e poi quelle americane.

Ma Tara non ha iniziato il suo viaggio da sola. Intorno alla goletta, decine di barche, dai più piccoli gommoni Zodiac ai più grandi velieri, scortano simbolicamente Tara in questa nuova avventura scientifica. Sul ponte, una ventina di persone ci accompagnano: sono i giornalisti, il team di Tara a terra, il prossimo equipaggio e altri amici. Man mano che prendiamo il largo, le barche si fanno meno numerose.

Arrivati ​​all’isola di Groix, al largo di Lorient, Tara è pronta per la cerimonia tradizionale del battesimo amministrato dal prete dell'isola. E si riparte di nuovo per la seconda volta: i nostri accompagnatori si stringono l’uno all’altro sui gommoni, fino a che rimaniamo in quattordici a bordo. Quattordici persone che condivideranno due settimane di vita in mare prima dell’arrivo alle Isole Fær Øer, la nostra prima tappa.

12.4.13

APPELLO DI PARIGI PER L’ALTO MARE

lahautemer.org/en/

Oltre l'orizzonte, là dove nessun stato è più sovrano, si estende l’Alto Mare. Questa grande area, che ricopre la metà del pianeta, ci è meno nota della superficie della Luna. Tuttavia, non potremmo vivere senza. Essa ci nutre, ci dà la metà dell’ossigeno di cui abbiamo bisogno, mantiene in equilibrio il nostro clima, trattiene la maggior parte delle emissioni di gas serra, permette quasi tutti gli scambi di merci. Ha ispirato poeti e fatto sognare i nostri figli. Se appartenesse a una nazione sarebbe apprezzata come un tesoro, ma l’Alto Mare non appartiene a nessuno, deve essere gestito nell'interesse pubblico come un «bene comune dell’umanità»: uno statuto parzialmente acquisito nel 1982 a Montego Bay, in Giamaica, dove vennero definiti un ambito, delle regole e un'autorità per lo sfruttamento del suolo e del sottosuolo marino, ma non della colonna d'acqua. Con la Convenzione sul diritto del mare, le Nazioni Unite hanno compiuto un passo importante, necessario, per una governance pacifica del mare. Trent’anni dopo, però, abbiamo capito che il passo che è stato fatto è stato insufficiente, tant’è che non è ancora stata raggiunta una protezione efficace per preservare un gioiello di cui ne scopriamo la ricchezza giorno dopo giorno.




Oggi, l’Alto Mare è in parte diventato un luogo d’illegalità, le cui risorse vengono saccheggiate nelle sue profondità più intime, vittima dell'inquinamento diffuso nei mari più lontani e preda di traffici. L’immensità marina deperisce, la vita vi avvizzisce, l’emergenza è alle porte ancor prima che si debba pagare il prezzo dell'indifferenza. Eppure vi è speranza: tutta la società civile si mobilita e, con essa, le nazioni. Esistono soluzioni. Si è deciso che per il 2013, entro e non oltre l'autunno del 2014, l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ai sensi della Convenzione sul diritto del mare, avvierà dei negoziati per ottenere l'adesione di uno strumento internazionale per la protezione della biodiversità in Alto Mare. Tuttavia, permane una certa riluttanza che pone dei freni all’azione.
Consapevoli che solo un governo internazionale condiviso, trasparente e democratico consentirà la salvaguardia e la gestione sostenibile del patrimonio di questo bene comune unico, Noi, i firmatari dell'Appello di Parigi per l'Alto Mare dichiariamo quanto segue:

- Ci impegniamo a mobilitare tutte le forze della società civile per fare pressione sui nostri governi, i partner economici e le organizzazioni interessate affinché raggiungano un accordo ambizioso all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2014;
- Chiediamo che all'Assemblea Generale sia conferito un mandato chiaro affinché le trattative tengano conto al contempo dei seguenti punti: la conservazione degli ecosistemi in Alto Mare, l’accesso e la condivisione dei benefici legati allo sfruttamento delle risorse genetiche marine, le aree marine protette, le valutazioni relative all’impatto sull'ambiente, il supporto alla ricerca e il trasferimento di tecnologie marine;
- Proponiamo che l'Autorità internazionale dei fondi marini venga coinvolta nella gestione delle risorse in Alto Mare, in particolare delle risorse genetiche marine, conferendole i mezzi necessari per esercitare le sue missioni in modo operativo;
- Ricordiamo il rispetto degli obiettivi – da attuare prima del 2020 – riguardanti il 10% degli oceani da considerarsi come aree protette marine in base agli accordi presi a Nagoya nel 2010, nell'ambito della Convenzione sulla diversità biologica;
- Ci auguriamo che la società civile appoggi pienamente i processi internazionali che regolano l'utilizzo e la governance dell’Alto Mare.


Nell’ambito di tali risoluzioni, noi affermiamo che l'Alto Mare non è una questione che riguarda solo specialisti e professionisti, ma è fondamentale per la sopravvivenza di tutta l'umanità e riguarda tutti noi. Con profondo senso di gravità, fiducia e determinazione, noi crediamo che sia il luogo evidente per una co-costruzione pacifica ed esemplare degli Stati, i quali devono proporre alle generazioni future un’«economia blu» innovativa, basata sul rispetto degli ecosistemi e dei diritti umani. Rifondare il rapporto tra gli uomini e l’Alto Mare è un contributo essenziale allo sviluppo umano, così come alla resilienza del pianeta e del suo clima. Si tratta di un obiettivo urgente e scottante a cui ambiamo.

Dall’oceano viene la vita; è un oceano che pulsa di vita quello che noi desideriamo lasciare in eredità ai nostri figli.

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28.1.13

TARA OCEANS POLAR CIRCLE 2013



F.Latreille/Tara Expéditions

DA MAGGIO 2013, TARA INTRAPRENDERA LA CIRCUMNAVIGAZIONE DELL’OCEANO ARTICO: 25 000 KM IN SEI MESI, ATTRAVERSO I PASSAGGI A NORD-EST E A NORD-OVEST. UNA SPEDIZIONE FRANCESE A SCOPO SCIENTIFICO E PEDAGOGICO IN COLLABORAZIONE CON I PAESI RIVIERASCHI DELL’ARTICO.


L’APPROCCIO SCIENTIFICO Il gruppo di scienziati e istituti già partecipe della precedente spedizione Tara Oceans 2009-2012 porterà avanti il progetto al fianco di laboratori canadesi e russi specialisti dell’Artico. Nell’ultima spedizione Tara Oceans, l’oceano Artico è stato l’unico oceano rimasto fuori dal progetto di raccolta del plancton realizzato in tutti gli oceani del pianeta Terra. L’interesse è quindi molto forte e tutto rivolto al possibile confronto tra la biodiversità artica e quella presente in altre aree oceaniche, tenuto anche conto delle profonde trasformazioni in atto nella regione artica. In effetti, durante l’estate del 2012, si è registrato uno scioglimento della banchisa artica estivale come non avveniva da qualche migliaio di anni. Le ricerche di Tara Oceans Polar Circle 2013 saranno condotte sul limitare della banchisa, dove l’attività planctonica è più intensa. A supporto dell’approccio biologico globale, verranno affrontate altre questioni specifiche dell’Artico dal punto di vista oceanografico e chimico. L’obiettivo sarà quello di comprendere la vulnerabilità della biodiversità polare rispetto alle attività umane, l’impatto dello sciogliersi della banchisa sull’ecosistema polare marino e il tipo di inquinamento presente in queste remote regioni del pianeta. L’équipe di scienziati formatasi nel 2009 potrà avvalersi dell’esperienza e delle competenze acquisite insieme in questi anni. L’approccio eco-sistemico globale e la disponibilità di materiali e attrezzature preesistenti, assieme all’esperienza e al sapere accumulati da Tara Expéditions in materia di logistica scientifica polare, sono altrettanti fattori chiave per la riuscita della spedizione.

IL CONTESTO La nostra missione si inserisce nel quadro degli sforzi internazionali comuni e apporterà il proprio contributo agli studi sull’ecosistema artico prima del probabile cambiamento del regime climatico, fornendo dati di riferimento sullo stato ecologico delle acque delle regioni circumartiche. Inoltre approfitteremo della nostra presenza sul posto per interpellare gli attori politici e il mondo economico, e per sensibilizzare la società sulle sfide ecologiche più urgenti nell’Artico così come sulle problematiche affrontate dalle popolazioni che abitano il circolo polare artico. Per alcuni l’apertura delle rotte marittime, lo sviluppo della navigazione, e le nuove opportunità di pesca rappresentano nuove fonti di ricchezza economica, mentre per altri tale sviluppo comporta un rischio ecologico. Lo sviluppo sostenibile nell’Artico è in discussione.



L’EQUIPAGGIO
Etienne Bourgois, presidente di Tara Expéditions
Romain Troublé, segretario generale di Tara Expéditions
Loic Vallette, capitano di Tara e l’equipaggio
Direzione scientifica:
Chris Bowler, Portavoce (ENS/CNRS)
Eric Karsenti, (EMBL/CNRS)
Gaby Gorsky, (CNRS)
Marcel Babin, (Università LAVAL, CNRS)
Colomban de Vargas, (CNRS/UPMC)
Emmanuel Boss, (University of Maine)
Jean-Claude Gascard, (CNRS)
Coordinatori scientifici di Tara Oceans:
Stefanie Kandels-Lewis, Logistica (EMBL)

IL MATERIALE SCIENTIFICO A BORDO
- Reti per plancton.
- Una rete apposita per la raccolta della plastica in superficie.
- Una rosetta CTD per misurare pressione, temperatura,
conducibilità, azoto, ossigeno, fluorescenza e proprietà ottiche dell’acqua.
- Un dispositivo FlowCAM per il calcolo e la caratterizzazione del plancton.
- Un Flow Cytobot per il calcolo e la caratterizzazione del plancton.
- Un UVP (Underwater Vision Profiler) per la caratterizzazione di zooplancton e particelle grandi, e la loro distribuzione verticale.
- Uno spettrofotometro AC- s per misurare i pigmenti e la distribuzione in continuo delle particelle sulla superficie dell’oceano (in rapporto al colore dell’oceano visto dal satellite).
- Un retrodiffusore in grado di caratterizzare la retrodiffusione delle materie in superficie (in rapporto al colore dell’oceano visto dal satellite).
- Un citometro a flusso (CFM) in grado di determinare i gruppi di organismi di piccola taglia
in base alla taglia e alla fluorescenza.
- Uno spettrofluorimetro ALFA in grado di effettuare misurazioni in continuo della fluorescenza
degli organismi di superficie.
- Uno spettrofotometro Ultrapath in grado di eseguire caratterizzazioni ottiche delle proprietà delle materie dissolte.
- Un radiometro PAR, per la misurazione della luminescenza della fotosintesi.

IL PROGRAMMA DI SENSIBILIZZAZIONE - Un corrispondente sarà sempre presente a bordo per seguire in diretta la spedizione attraverso video, foto e testi su Internet e i social media.
- Patenariati con altri media.
- Il diario di bordo di Tara al termine della spedizione.
- Produzione di programmi televisivi.
- Programma educativo Tara Junior.

IL PROGRAMMA SCIENTIFICO IN DETTAGLIO La spedizione Tara Oceans avrà un approccio globale: l’obiettivo è mettere a confronto i dati biologici relativi al plancton e all’ambiente fisico-chimico dell’Artico con i dati raccolti negli altri oceani durante la spedizione Tara Oceans (2009-2012). È inoltre previsto quanto segue:
- uno studio della plastica alla deriva e degli inquinanti atmosferici presenti nell’Artico;
- uno studio del “colore” dell’oceano, della sua composizione e dei pigmenti delle particelle presenti in superficie per la NASA da parte dell’Università del Maine, negli Stati Uniti;
- uno studio specifico delle fioriture primaverili del fitoplancton sul limitare della banchisa condotto dall’Università Laval, nel Québec;
- e infine, una collaborazione con l’Istituto oceanografico Shirshov di Mosca e il Parco Nazionale Artico Russo.

LE CONDIZIONI DELL’ARTICO Ad oggi solo due velieri hanno realizzato una simile circumnavigazione dell’oceano Artico.
Sono due i tipi di rischi identificabili, quelli naturali e quelli tecnici. I rischi naturali ovviamente includono le condizioni climatiche imprevedibili e la straordinaria presenza del ghiaccio.
Benché il periodo di disgelo si allunghi quasi ogni anno, la finestra temporale di passaggio (prima della chiusura dei ghiacci) continua a essere breve e non lascia molto spazio agli imprevisti. Le temperature si aggireranno tra i -10°C e i +5°C quando Tara navigherà oltre il Circolo Polare Artico, tra luglio e ottobre.
Le ore di luce diurna prevarranno nell’Artico russo per lasciare poco a poco spazio a notti chiare della durata di 12 ore a partire da fine agosto. Tara dovrà subire qualche adattamento per poter mettere al riparo dal freddo gli spazi di lavoro e le apparecchiature scientifiche esterne.

I PARTNER Fondo di dotazione agnès b.
Fondazione Principe Alberto II di Monaco
Città di Lorient
CNRS
EMBL
GENOSCOPE
TAKUVIK (LAVAL & CNRS)
SHIRSHOV
NASA
e i laboratori del consorzio OCEAN

Con l’Alto Patrocinio del Presidente della Repubblica Francese François HOLLANDE.

17.10.12

Tara a Parigi




Dal 3 novembre al 27 gennaio la goletta d’esplorazione Tara sarà a Parigi, al porto degli Champs Elysées.
Visita il blog dedicato allo scalo di Tara a Parigi: taraparis2012.blogspot.fr con in programma delle proiezioni e i dibattiti (in lingua francese)


Una grande esposizione installata in container marittimi, vi permetterà di capire l’importanza del ruolo dell’oceano per la vita sul pianeta e come il cambiamento climatico condizioni – attualmente e in futuro – la sua evoluzione. 

Durante il weekend l’equipaggio sarà a vostra disposizione per una visita guidata a bordo di Tara.
Durante questi tre mesi a Parigi, circa 130 scuole, centri culturali e sportivi della regione saranno invitati a visitare l’esposizione e la goletta in presenza dell’equipaggio e a partecipare agli ateliers scientifici. Avranno quindi modo di toccare con mano la realtà di una spedizione scientifica e di riflettere sulle attuali problematiche ambientali.

L’ESPOSIZIONE

Sulla riva della Senna accanto al ponte Alexandre III l’esposizione TARA EXPEDITIONS, ALLA SCOPERTA DI UN NUOVO MONDO: L’OCEANO ripercorrerà, per la prima volta, le diverse spedizioni di Tara Expeditions mettendo in luce i dati raccolti durante la recente spedizione Tara Oceans dedicata allo studio del plancton e del suo ruolo primordiale nella mutazione climatica.

La bellezza dei due poli sarà rappresentata dalle foto in bianco e nero di Vincent Hilaire, corrispondente a bordo durante le ultime due spedizioni. 



X.Bougeard/Tara Expéditions

INFORMAZIONI

Trasporti. Metro linee 1, 8 e 13, Champs-Elysées/Clémenceau. RER, linea C, Invalides. Bus, linee 72, 83 et 93
Orari. Aperto tutti i giorni tranne il martedì dalle 11:00 alle 18:30 e il weekend dalle 10:00 alle 18:30.
Tariffe. 6 € a partire dai 12 anni - 5€ studenti - 2 € dagli 8 ai 12 anni - gratis per i minori di 8 anni.


PARTNERS DELL'EVENTO
agnès b., Mairie de Paris, Voies Navigables de France, Région Ile de France, l’ADEME, la Fondation EDF, Palais de la découverte-Universciences, Métro Publications et l’Agence France Presse. 

15.10.12

L'agenda

Dopo alcuni scali in Europa durante l’inverno, la goletta ripartirà nel 2013 per una nuova missione, continuando a condividere con tutti voi i risultati delle spedizioni realizzate dal 2003.

D.Sauveur/Tara Expéditions

Da maggio 2013 vi porteremo in direzione del Grande Nord. Tara tenterà di effettuare il giro dell’Oceano Artico percorrendo la rotta lungo i passaggi a Nord Ovest e a Nord Est, ghiaccio permettendo… La maggior parte degli scienziati e degli istituti coinvolti nel progetto Tara Oceans ci accompagnerà per studiare l’ecosistema polare marino e completare il lavoro realizzato dal 2009. Sarà inoltre un’occasione per aggiungere nuovi programmi di ricerca specifici di questa regione, come la ricerca sulle particelle di plastica o sulle tracce di sostanze inquinanti.
Naturalmente, condivideremo l’avventura con tutti voi e affronteremo i temi attuali di questa regione così inospitale e al contempo affascinante.

Il 2014 è ancora lontano ma Tara seguirà la sua rotta verso la barriera corallina del Pacifico con un equipaggio di scienziati, navigatori e cineasti e stiamo già lavorando per definire le linee guida di questa spedizione con l’aiuto del regista Luc Jacquet e del sub Laurent Ballesta.

Infine, intendiamo preparare una nuova deriva artica che debutterà a metà 2015, e questa volta toccherà lo stretto di Bering.

Da maggio 2009, Tara Expéditions si è costituita in fondo di dotazione, una struttura senza fini di lucro.  L’indirizzo è 12, rue Dieu, 75010 Parigi, Francia.

Il Fondo Tara è abilitato alla ricezione di donazioni e lasciti finalizzati al finanziamento delle spedizioni Tara, un’azione per comprendere meglio il pianeta. Nel 2010 è stata costituita una fondazione Tara negli Stati Uniti per sostenere Tara Expeditions in quel territorio.

15.6.12

L'avventura continua!

D.Sauveur/Tara Expéditions

Dopo più di due anni e mezzo di spedizione, Tara è di ritorno a Lorient. Quest’ultimo viaggio di studi sulla vita marina permetterà al veliero di ritagliarsi un posto indiscutibile nel mondo scientifico e dell’avventura. La goletta continua la sua rotta sulla scia delle grandi navi oceanografiche.  

Etienne Bourgois, presidente di Tara Expéditions, già punta il suo sguardo verso il futuro.

Dopo una spedizione-maratona come questa, quale sarà il futuro di Tara?

L’imbarcazione rimarrà in Europa quest’anno. Sarà a Lorient per svolgere delle attività scolastiche; poi, per la tappa della Volvo Ocean Race, a Dublino e a Brest a luglio, infine raggiungerà Parigi in autunno. Nel 2013, desideriamo ritornare nell’Artico, un oceano che non abbiamo investigato durante Tara Oceans, per fare il giro dei passaggi a Nord Ovest e a Nord Est. Non conosciamo molto la biologia di questa regione. Sarà l’occasione per mettere a frutto il nostro know-how sviluppato nel corso di due anni e applicarlo a questa zona polare poco nota, ma al centro dell’attualità. Continueremo anche il nostro programma di misurazioni del tasso di plastica a bordo e daremo vita a nuove collaborazioni.

Di ritorno al polo...

Jean-Claude Gascard, che ha preso parte al progetto Tara Arctic con il programma scientifico europeo Damoclès, è di nuovo il coordinatore di un ambizioso programma europeo nell’Artico, che porta il nome di ACCESS (2011-2015), con cui contiamo di collaborare; senza dimenticare gli specialisti russi, canadesi e del Québec di questa particolare regione. Gli scienziati ritengono che nell’Artico siano in corso cambiamenti radicali e che una nuova valutazione della situazione della biodiversità sia molto importante per il futuro.

Avete anche l'intenzione di riprendere gli studi sui coralli…


Stiamo delineando i contorni della spedizione che, nel 2014, seguirà quella dell’Artico, un progetto di studi sul gradiente della biodiversità delle barriere coralline in superficie e in profondità nel Pacifico. Una spedizione realizzata in collaborazione con il regista Luc Jacquet e la sua associazione Wild-Touch, che attraverserà il Pacifico e l’Asia del Sud Est, per poi terminare ad Hong Kong. Infine, desideriamo preparare una nuova deriva artica che debutterà a metà 2015, questa volta passando per lo stretto di Bering. Ripartiremo per altri due anni o forse più…

Etienne Bourgois - F.Latreille/Tara Expéditions

La deriva polare sarà stata un vero successo per Tara…

Tra il debutto della prima deriva artica di Tara, nel 2006, e la fine della seconda, saranno passati quasi 10 anni. All’epoca, tra 2006 e 2008, non fu possibile portare a termine alcuni programmi biologici. Inoltre, adesso l’equipaggio di Tara vanta una certa competenza in logistica polare che siamo felicissimi di mettere al servizio della scienza.

Cercate un po’ più di visibilità?

Tara Oceans è una missione di riferimento che funziona bene, ma il grande pubblico non si è ancora reso conto fino a che punto sia stata una sorpresa per gli scienziati. Tutti concordano nel dire che, grazie a questa spedizione, abbiamo scoperto la nostra ignoranza in materia di oceani. Lavoriamo sulla comunicazione al grande pubblico realizzando film destinati al cinema. Tara Oceans non si ferma quando la nave torna in porto.

Avete parlato anche di un progetto di studio sugli estuari...

È un progetto non ancora terminato a cui tengo molto. Sul mare sorgono vere e proprie megalopoli, 2 miliardi di esseri umani sono interessati e gli obiettivi sono importanti: inquinamento, surriscaldamento climatico, accesso all’acqua potabile e desertificazione. Le pressioni sulla popolazione saranno tali che si stima che quasi 150 milioni di persone dovranno migrare per motivi climatici da qui alla fine di questo secolo. Una certezza: Tara Expéditions si augura di continuare ad operare in favore dell’ambiente.

Dichiarazioni di Etienne Bourgois raccolte da Dino Di Meo

IL FUTURO DI TARA OCEANS
di Éric Karsenti, direttore scientifico della spedizione Tara Oceans

Eric Karsenti - S.Bollet/Tara Expéditions


- 10 anni di analisi complesse sui dati e i campioni raccolti durante la spedizione. Si tratta di un lavoro che dovrebbe offrire per la prima volta una visione integrale dell’ecosistema planctonico mondiale.

- L’applicazione delle nostre scoperte al dominio della ricerca e dello sviluppo per un’ecologia globale del pianeta (nel quadro del programma Oceanomics).

- Un importante rafforzamento della struttura collaborativa e del consorzio OCEANS che riunisce tutti i coordinatori scientifici di Tara Oceans.

- Il potenziamento dell’impatto delle nostre osservazioni a livello politico in collaborazione con istanze nazionali e internazionali come le Nazioni Unite.

- Una maggiore collaborazione tra Tara Expéditions e alcuni attori scientifici come il CNRS (Centro nazionale per la ricerca scientifica), l’EMBL (Laboratorio europeo di biologia molecolare) e il CEA (Commissariato per l’energia atomica e le energie alternative), al fine di diffondere la conoscenza degli oceani al grande pubblico.